IV

January 12, 2012

Andare per i campi – un vecchio coltello
Il metallo pieno di luce
Per erbe amare come antichi ebrei
Per Pesach – per il Passaggio

(ecco, come sempre, l’impersonale che entra
con prepotenza in questa mia storia)

sacchetti di plastica azzurri
che galleggiano nell’aria

fiori gialli da non toccare
pena le unghie

e le case future come scheletri intorno

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Sul talento, l’ispirazione e il popolo (il primo Verdone e Stig Dagermann)

June 8, 2009

Ci sono artisti che hanno bisogno di un contatto diretto con il reale, per dare il meglio di sé. Hanno, quando va bene, un contatto diretto con il popolo (parola fuori moda che sta per: il ceto della gente che lavora ) al limite, sanno gettare delle occhiate, sguardi rapinosi, nella vita. Quando smettono di farlo, si perdono, letteralmente, inaridiscono – allora vedi la fatica, il girare a vuoto. Read the rest of this entry »


Post natalizio: Giorgio Vasta, il gioco della bottiglia e lo stato dell’editoria italiana

December 27, 2008

Ho letto questo libro. C’è qualcosa di metallico e scintillante – come il lampeggiare di uno strumento affilato ma anche pericoloso, sempre al limite – nel modo di scrivere di Giorgio. Qualcosa di fragoroso nel suo coniugare ricerca linguistica e una storia tesa, accattivante che, dopo poche pagine, ti fa dimenticare la lingua che la veicola e ti fa desiderare solo di arrivare alla fine e sapere come va a finire (anche se una parte di te lo sa da sempre, l’ha sempre saputo). Oh, ci sono un sacco di sporcature – è, nonostante la bravura e la maturità di Giorgio, un romanzo d’esordio, e si sente – un sacco di roba forse non così essenziale e un sacco di momenti che hanno più a che fare con il liquidare certi conti in sospeso dell’autore, piuttosto che con le ragioni narrative. Ma nonostante tutto parliamo di un gioiello – grezzo, come certi pezzi di oreficeria barbarica del tardo Impero: pieno di una forza che pare tracimare, anche.

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Riflessione

December 17, 2008

I grandi poeti esercitano senza eccezioni la loro azione combinatoria in un mondo che verrà dopo di loro: così le vie di Parigi delle poesie di Baudelaire sono comparse solo dopo il 1900 e anche le figure di Dostoevskij non prima di allora.

Walter Benjamin


Ultima lettura

July 28, 2007

Ho letto questo libro. Mi ha dato una strana sensazione (oltre ad essermi piaciuto assai). Quella che le cose non siano mai come ce le raccontano. Mi è venuto da chiedermi perché le persone che cianciano (eh, sì, cianciano, chiacchierano a vuoto, si riempiono la bocca, mettetela come volete) dell’omologazione della nostra editoria non tengano mai in conto libri come questo, o questo. Forse fanno finta che non esistano (forse non si sono accorti che esistono), perché metterebbero in discussione le loro certezze e dovrebbero accettare che l’editoria è un complesso gioco di alti e bassi, compromessi e azioni coraggiose anziché il rancido e putrescente incrocio di pulsioni meschine che immaginano (immagine orrida ma rassicurante). E soprattutto che la narrativa contemporanea non è né più omologata né più schiava dei best seller di quella di quarant’anni fa. Dimenticano infatti che negli anni ’60, per dire, erano Fenoglio o Gadda a farsi strada tra i Castellaneta, i Luca Goldoni e i Nantas Salvalaggio (e non viceversa). E che tra gli stranieri Cronin vendeva dieci volte di più di un Faulkner (Nobel o meno).

posted by mario