Da “C.”

I

Ci entri attraversando un confine di cemento
e ombra violacea
lungo la statale, verso Sud

da un lato lo sguardo si apre fino alla cinta delle montagne
dall’altro… (lo senti lo scarto,
come una sostanza sospesa nell’atmosfera?)

mentre corri lungo l’asfalto (liso, argento)
i platani mal potati come scolta

verso quella rete tramata di luce
della tua infanzia, nel cortile vuoto

Il primo ricordo
Immobile, fin troppo lucente

come una fotografia
mal fatta, sovraesposta
che ti attende

 

II
In lontananza i pioppi ritagliati
fremono metallici come sistri
dimenticati da qualche divinità di epoche passate

Ma questa non è terra da mitologia
è posto da pannocchie rubate
e mangiate abbrustolite su fuochi di sterpi
sotto i tigli lungo la ferrovia

Non si può cambiare il passato
ormai lo sai (te l’ho già detto che sei vecchio?), le cose come sono
ché quello della Parola è dono
che non ci è stato dato

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