Il fantasma

Il compito più difficile per chiunque scriva – per chi ha scritto, per chi sta scrivendo, per chi vuole scrivere – è precisarsi a se stessi, darsi una forma, mettersi a fuoco – per usare un’immagine della fotografia. Chiunque scriva, infatti, è abitato da un’ombra, da un fantasma.

Questo altro da sé, questo ospite interiore – ancora privo di forma, fluido ma imperioso, presente – è lo scrittore che potrebbe essere. Che potrebbe e ancora non è. Lo scrittore potenziale. In effetti, lo scrittore “platonico”.

Scrivere, in effetti, vuol dire tradire. Esordire, o, meglio, scrivere la prima parola del proprio primo racconto – o romanzo, o commedia, poco importa – è un gesto violento, che presuppone coraggio e ferocia. Chiunque scriva ha, in mente, una voce – una storia, dei fatti, dei personaggi ma, soprattutto, un suono – e quando si prova a metterlo per scritto, a fermarlo, non può far altro che tradirlo. Impoverirlo. Dando corpo – non importa se materico o elettronico – tempo e concretezza a quanto, fino ad allora, è rimasto imbozzolato nel regno puro delle idee, non può che fargli violenza – una violenza necessaria, non dissimile dalla violenza del parto.

Così come tradiamo la voce, scrivendo tradiamo anche il fantasma che ci abita – lo scrittore che potremmo essere e che, una volta messa giù la prima parola, fatalmente non saremo più. Con maggiore o minore scarto – saremo un’altra cosa. Ma il fantasma resterà lì, inattingibile, per quanti sforzi possiamo fare per avvicinarvici, disturbante, a tratti minaccioso, sempre incalzante. Viverci insieme è la nostra condanna. Ascoltarne la voce, di quando in quando – e provare a imitarla con i nostri poveri mezzi, tradirla come un imitatore di scarso talento – il nostro privilegio.

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3 Responses to Il fantasma

  1. mario schiavone says:

    Ben scritto mariù!

  2. Alessandro says:

    Questo post me l’ero perso. Mi è piaciuto molto.

  3. Dea Walker says:

    Per fortuna nei blog non c’è il tasto “Like”. Comunque in questo caso lo schiaccerei. Interessante, soprattutto l’aggettivo “imbozzolato”.

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