Post natalizio: Giorgio Vasta, il gioco della bottiglia e lo stato dell’editoria italiana

Ho letto questo libro. C’è qualcosa di metallico e scintillante – come il lampeggiare di uno strumento affilato ma anche pericoloso, sempre al limite – nel modo di scrivere di Giorgio. Qualcosa di fragoroso nel suo coniugare ricerca linguistica e una storia tesa, accattivante che, dopo poche pagine, ti fa dimenticare la lingua che la veicola e ti fa desiderare solo di arrivare alla fine e sapere come va a finire (anche se una parte di te lo sa da sempre, l’ha sempre saputo). Oh, ci sono un sacco di sporcature – è, nonostante la bravura e la maturità di Giorgio, un romanzo d’esordio, e si sente – un sacco di roba forse non così essenziale e un sacco di momenti che hanno più a che fare con il liquidare certi conti in sospeso dell’autore, piuttosto che con le ragioni narrative. Ma nonostante tutto parliamo di un gioiello – grezzo, come certi pezzi di oreficeria barbarica del tardo Impero: pieno di una forza che pare tracimare, anche.

Bene. Il pezzo-sviolinata sul libro di quello che comunque considero un maestro (e non sto qui a giustificare quella che sembra, ma non è, retorica, dico solo che Giorgio, anche se in poche occasioni, mi ha insegnato che nello scrivere c’è un’etica, intrecciata alla tecnica e che le due vanno sempre insieme. E anche che si può vivere facendo quello che entrambi facciamo – anche se a livelli diversi. E non è poco) mi serve anche a introdurre un argomento che mi sta a cuore. Facciamo così, visto che il cappello è stato fin troppo lungo, adesso sarò tranchant: la narrativa italiana non è mai stata così vitale. E non è mai stata così vitale perché – chi mi conosce sa che l’ho sempre dichiarato, da vecchio marxista – la quantità, prima o poi, si trasforma in qualità. Grazie a un certo numero di esordienti di successo che si sono succeduti in questi anni (a cominciare, credo, da Piperno) le case editrici e le agenzie non sono mai state così attente agli esordi. Al punto che ormai ci saranno almeno due o tre esordi di peso al mese. Oh, non ci sarà solo roba di qualità, in tutte queste uscite ma vi si può intuire un movimento. Una ricerca. E fermento. Fermento che si riverbera sugli scrittori già in luce.

Insomma, non c’è mai stato periodo migliore per scrivere e farsi leggere. Prima o poi la bottiglia potrebbe indicare proprio uno di noi. Non ci resta, allora, che atteggiare le labbra, distendere le membra e farci trovare pronti.

Advertisements

2 Responses to Post natalizio: Giorgio Vasta, il gioco della bottiglia e lo stato dell’editoria italiana

  1. LB says:

    L’era dell’ottimismo! Buona idea.
    Buon anno, vecchio marxista!

  2. Dea Walker says:

    Era da un po’ che non ti leggevo, commento i post in serie. Mi auguro che tu abbia ragione, forse le parole possono aiutare questo paese a salvarsi da ciò che ormai pare così connaturato da sembrare inevitabile. Facciamo il tifo per i nuovi scrittori!!!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: