Scrivere il mistero

Tre delle ultime serie tv americane di successo, Lost, Desperate housewives e Jericho – tre serie che hanno fatto gridare al miracolo, unendo critica e pubblico, per la qualità della scrittura, hanno, al centro, come nocciolo duro, il mistero. Non un mistero ma il mistero. E’ come se gli sceneggiatori americani – e con loro il pubblico, che li segue e apprezza – sentissero il bisogno di confrontarsi con ciò che è oscuro, con le spiegazioni che nascondono – come in un doppio fondo senza fine – altre spiegazioni, in un gioco di specchi che apre prospettive vertiginose (è il caso di Lost). Troppo facile pensare che sia una naturale reazione all’11 settembre. La dietrologia, come insegna De Lillo, è uno schema rassicurante di visione del mondo. Il mistero che sta alla base di serie tv seguite e apprezzate aiuta a gestire il mistero che sta dietro alla ferita del mondo reale. Ma c’è anche altro, una capacità degli sceneggiatori americani di far propria una visione del mondo propria ad alcuni grandi scrittori (De Lillo, appunto, o Thomas Pynchon). Volgarizzandola, certo, tradendola, in parte ma comunque assimilandola. Viene da chiedersi quando accadrà anche da noi. Quando i nostri sceneggiatori tv sapranno prendere quello che c’è di buono in un Carofiglio e in De Cataldo (per dire) e saranno in grado di farlo proprio (e tradirlo, nel caso).

Intanto, aspettiamo di vedere Heroes, per vedere confermata o smentita questa teoria.

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