November 2, 2009
Come si è diffusa, questa retorica della sincerità che riempie di sé tutti i reality – in tutte le varianti? L’accusa peggiore – mossa in un luogo che fa dell’apparenza la sua stessa ragione d’essere – è quella di non essere sinceri. E la sincerità – e il suo lato meno comprensibile, per un vecchio piemontese come me, l’emotività – rovesciata nel suo opposto: un’esibizione autoptica dei propri, reali o meno, sentimenti, quasi che, proprio nella chiusura, nell’interiorità, si nascondesse la minaccia più grave contro di essa: infatti, la sincerità, senza un pubblico, non esiste.
Questa è certamente una spiegazione. Quella più banale – ma non meno vera – è semplicemente di coerenza con l’assunto: il reality si nutre di realtà; il pubblico premia i sinceri, l’ipocrisia viene smascherata, bla bla bla. Dunque ci troveremmo di fronte – sebbene possa risultare capzioso – a una sincerità strumentale.
Quale che sia la spiegazione giusta, resta il problema che i reality diffondono, tra le altre cose che non mi piacciono, un’idea fracassona e esibita della sincerità – una sincerità che va sbattuta in faccia, come un’arma impropria. La vita – per noi introversi, per noi orsi, per noi timidi – si fa sempre più dura.
Leave a Comment » |
Uncategorized |
Permalink
Posted by viano
February 6, 2009
Oggi, mi sono svegliato in un paese fascista. Fascista, sì. Senza mezzi termini. In due soli giorni, il governo ha stabilito la supremazia delle gerarchie religiose sugli organi dello stato e abolito, di fatto, la divisione dei poteri. Ha legalizzato le squadracce. Ha stabilito la schedatura dei senzatetto -che così diventano dei criminali per definizione – abolendo in questo modo l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Infine ha imposto, per legge, l’obbligo alla delazione anche contro la deontologia.
Fascismo. Fascismo. Fascismo.
2 Comments |
Uncategorized |
Permalink
Posted by viano
January 22, 2009
Possono passare pomeriggi interi, prima che si scambino una sola parola. Se lui è in casa – senon è via per uno dei suoi mille inpegni, lavori – si incrociano per le stanze – che a quell’ora sono piene di luce – e si sfiorano, senza aprire bocca.
Da quando è arrivata la madre di lui, è anche peggio. Lei dorme nella stanza di Michele. La stanza che era di Michele. Passa le giornate a sonnecchiare sulla poltrona – una rivista di storie femminili aperta in grembo e gli occhiali da presbite che le scivolano sul naso. E lei si sente a disagio. Come se quella presenza, lì, in quella stanza, bloccasse i suoi movimenti, la costringesse a parlare ancora più sottovoce, a non fare nemmeno i piccoli rumori delle incombenze quotidiane. Sono tre giorni che non passa l’aspirapolvere.
“Tua madre dovrebbe fare un bagno” dice.
Lui alza gli occhi dal giornale, si stringe nelle spalle.
“Dovresti dirlo a lei, questo, no? Se pensi che ne abbia bisogno”. Francesca vorrebbe dirgli dell’odore penetrante di lei, un misto di sudore e fatica. Di ormoni decaduti e scarsa pulizia. Un odore che sa di cose polverose e dimenticate, ma non sgradevole. Non del tutto, almeno. Poi lui si alza dal tavolo – lasciandosi dietro un caos di briciole, fette biscottate all’avena mezzo mangiucchiate, barattoli di marmellata aperti e una tazzina di caffè piena di un fondo cremoso, giallastro.
Si avvicina per darle un bacio, di sfuggita. “Adesso devo proprio andare” dice. Lei sta guardando fuori della finestra, il tronchetto delle felicità della dirimpettaia. E’ cresciuto fino a superare i due metri. Vorrebbe sapere come fa. Si chiede perché le sue piante muoiano sempre dopo poco tempo. Annuisce piano, come tra sé, alle parole di lui. Read the rest of this entry »
Leave a Comment » |
Uncategorized |
Permalink
Posted by viano
November 27, 2008
Stavo scrivendo una relazione per l’ufficio. La casa era fredda, come sempre, le pareti spesse trasudavano umidità. C’era il buio, fuori – le sette di sera, d’inverno, sono l’ora più buia – e io mi stringevo nel vecchio golf che uso sempre, in casa, cercando di raccogliere il calore del mio stesso corpo. Avevo l’impressione che si disperdesse nella stanza, nell’aria, come un alito o un vecchio rimpianto. Scrivevo tentando di concentrarmi sui dati, sulle cifre, quando tra il brusio del televisore lasciato acceso – come un brano di sottofondo – una parola mi colpì, costringendomi ad alzare gli occhi dallo schermo. Tsunami. Maremoto. Read the rest of this entry »
1 Comment |
Uncategorized |
Permalink
Posted by viano
August 29, 2008
Da qualche giorno sono alle prese con un lavoro che non avrei mai pensato di fare. E mi piace, accidenti, mi piace un sacco. Ma quello che è strano, quello che mi fa pensare è scoprire, di volta in volta, quanto sia elastica la mia – attenzione attenzione, sto per usare una parola impegnativa – la mia etica, ecco. Qualche tempo fa ho dovuto scrivere, riportandole fedelmente, le opinioni politiche di un personaggio (che non cito a ragion veduta) che mi riempivano di schifo, e tristezza. E ora questo. Mi difendo pensando che mi resta l’etica del lavoro. E, forse, non è così poco.
7 Comments |
Uncategorized |
Permalink
Posted by viano